La vida es mi prison
studio su Don Chisciotte
rassegna: Voci nel Castello
Piazza Castello, Misano Monte, 16 Luglio 2004
compagnia: L'Attoscuro
in scena: Chiara Maccatrozzo, Elisabetta Marconi, Simona Mattini
regia: -
collaborazione alla regia: Francesco Montanari
musiche: Davide Baldazzi, Giuseppe Righini
scenografie: Roberto Ballestracci
costumi: Arianna Giovannini
disegno luci: Fabrizio Piro
elementi scenici: Tommaso Maltoni, Lorenzo Raffaelli
assistenza tecnica: Simone Capelli
Cosa succederebbe se Don Chisciotte morisse oggi?
Probabilmente ne parlerebbero i giornali, in televisione fioccherebbero trasmissioni celebrative, mentre spunterebbero mille personaggi millantando di averlo conosciuto.
O forse il mondo piangerebbe di dolore e commozione, renderebbe omaggio all’idealista visionario che, col fedele e pragmatico Sancho, inseguiva il suo sogno d’amore e cavalleria.
In un’ambientazione grottescamente scintillante tre attrici rappresentano il dolore per la morte dell’uomo importante, adeguandosi al linguaggio contemporaneo della spettacolarizzazione dei sentimenti, anche quelli più intimi: si può passare sopra ad ogni cadavere pur di “apparire”, pur di fare “audience”.
Così anche un funerale può essere la scusa per ballare, cantare, pubblicizzare il proprio prodotto, piangere più forte e insultare il vicino.
Come in ogni trasmissione che si rispetti non possono mancare i musici, costretti ad accompagnare, rigorosamente dal vivo, ogni momento.
Ma questa sagra dell’effimero non riesce a zittire completamente i valori più alti, che, come interferenze disturbanti, si insinuano insistenti. Chi sono i Don Chisciotte del nostro tempo che si cerca di seppellire con monumenti troppo ingombranti o sotto troppi strati di terra?
E così, proprio quando Don Chisciotte sembra ormai sepolto con tutti i suoi sogni d’amore e “cortesia”, eccolo risorgere come un’araba fenice, e cavalcare ancora su un cavallo rosso verso nuovi orizzonti, nuove chimere, nuovi ideali.

